L’altro giorno sulla strada sterrata verso casa ho notato una pallina rotolare. Due stercorari se…

Andare alla radice del problema – parte 2 [Riconoscere cosa estirpare]
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Step 2: riconoscere le erbacce da estirpare
Innanzitutto bisogna capire cosa rimuovere, perché le piante sane non sono oggetto dell’estirpaggio. Bisogna distinguere.
Ma non fatevi fregare! Sono belline, abbiamo detto, ma generalmente non fanno fiori e di sicuro non fanno frutti. E quelle tanto rigogliose sono spesso a radice corta, ma ce ne sono alcune, piccine e apparentemente innocue che hanno radici molto profonde e cicce. Le cose più rumorose ed evidenti nella vostra vita sono probabilmente le più facili da rimuovere, perché la loro radice è corta e debole. Le cose più dannose sono meno eclatanti e hanno radici profonde.
Mi viene in mente quello che Gesù disse degli alberi, che “si riconoscono dai loro frutti, alberi buoni non possono fare frutti cattivi” e viceversa. La mancanza di frutto è sicuramente un campanello importante, che ci dice che quella cosa potrebbe essere inutile. E se fosse però dannoso? Anche il frutto cattivo ci dice cose importanti. Se le erbacce non fanno frutti, ci sono cose nella nostra vita che invece ne fanno, ma male e rendersene conto può salvarci tante noie e magagne.
Penso per esempio al modo in cui rispondiamo. Al modo in cui IO rispondo.
Io vengo dalla classica famiglia italiana che ha sempre usato toni intensi nel parlare; ci avevo fatto così l’abitudine, che solo quando mi sono sposata con un uomo di altra cultura e altro background mi sono accorta che i miei toni vulcanici non sortivano gli effetti desiderati. É stato con lui che ho capito che ci sono altri modi di dire le stesse cose, che un po’ di gentilezza, pazienza e qualche domanda in più portano molto più lontano di conclusioni affrettate difese con spade e bastoni. Tuttavia, riconoscere che i miei toni, i miei istinti, i miei modi non erano frutti buoni, non ha reso il loro estirpaggio così indolore e immediato. Dopo tanti anni ci sto ancora lavorando, sono radici recidive, ben estese e che tornano, ma a forza di lavorarci si sono indebolite e non crescono con la stessa velocità e frequenza di prima. Di sicuro devo stare attenta a non nutrirle, altrimenti il lavoro è più faticoso.
In questo mi sta aiutando tantissimo il corso di coaching che ho da poco finito e i cui frutti promettono bene. Ne parlerò alla fine della mini serie, poiché quanto ho imparato e sto imparando ha cambiato non solo l’approccio con cui affronto le mie conversazioni e incomprensioni con mio marito, ma ha ribaltato il modo stesso con cui guardo e considero i problemi. Il cambio di prospettiva, come quando non ti fermi a guardare solo la pianticella da fuori, ma la consideri nella sua interezza, inclusa la sua radice, permette di scovare cose non solo interessanti, ma decisamente vitali per la nostra convivenza con noi stessi e con gli altri.
Per oggi finisce qui, ma non finisce qui.
Continua la prossima settimana.
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