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Andare alla radice del problema – parte 3 [Cominciare a scavare]

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Step 3: cominciare a scavare

Da fuori è difficile dire come siano le radici, quanto profonde, diramate o forti. Quindi ho imparato a cominciare a scavarci intorno. E lì si aprono dei mondi. Intanto bisogna seguire la radice, mica scavare dove non c’è nulla. Sembra una banalità eppure quante volte ci focalizziamo sulle cose sbagliate, creando scavi archeologici immensi per poi renderci conto che il tesoro non era lì? Mai sentito di quelle coppie che litigano per il dentifricio schiacciato nel punto sbagliato? Credete veramente che il problema sia il dentifricio? O forse la moglie o il marito non si sente ascoltato o considerato abbastanza? Che la sua opinione non conta? Forse manca validazione, supporto, forse c’è tanta stanchezza e valori punzecchiati, o la propria identità messa in discussione… ci sono ragioni ben meno evidenti, ma che fa del dentifricio il campanello d’allarme che andrebbe ascoltato, per incoraggiarci a scavare per capire davvero dove serve attenzione.

Scava che ti scava, mi è capitato anche di trovare molti più bulbi di quello che pensassi. Non ho mai discusso con Chris per un dentifricio (imparare dagli errori degli altri è una buona cosa da fare, perché non abbiamo il tempo di farli tutti), tuttavia mi ritrovo a dire di no, quando in realtà voglio dire sì (ebbene sì, sono una donna!), dico che va tutto bene, ma in realtà ci sono cose dentro che mi infastidiscono, me la prendo con lui perché non mette via i suoi vestiti, ma in realtà sono frustrata io perché odio pulire casa e non so come bilanciare meglio certe necessità, tempi, risorse, desideri.

Scava che ti scava, ho anche imparato che a volte per rimuovere una radice devi rimuoverne altre prima.

É un po’ il concetto dei baby steps. Per conquistare l’Everest, devi cominciare con la collina dietro casa. Per arrivare alla vetta, qualunque vetta, bisogna fare un passo alla volta dalla valle a su. Non ci arriviamo con un unico passo gigante.

Per quanto mi piacerebbe non rispondere d’istinto a mio marito ed essere subito capace di essere gentile e paziente, per imparare a gestire reazioni immediate, ho dovuto prima riconoscere che reagisco d’istinto, poi ho cominciato ad accorgermene appena dopo la prima reazione, quindi ho imparato a dire “scusa”, e rifrasare. Poi ho imparato a mordermi le labbra, poi a fare un sospiro profondo, a pregarci su prima di trovarmi nella situazione, a chiedere a mio marito un po’ di grazia extra, aiutando lui a capire che ci sto provando a cambiare, ma è un processo; poi sono passata ai 6 secondi che ho scoperto essere quelli che ti aiutano a gestire l’automatismo istintivo aprendo la porta alla razionalità, e poi sono riuscita a formulare frasi migliori (dopo enne tentativi a pensare le possibili frasi e scegliere comunque quella sbagliata), ragionare le mie rabbie e sentori in testa, per ricordami quelle cose che fanno bene e far uscire dalla mia bocca parole più adeguate. Non ingannatevi, non ci riesco sempre, ci riesco di più, ci riesco a volte più di altre. Sono state erbacce che tornano e a volte sono così secche che prendono fuoco prima ancora che me ne accorga. Tuttavia, abbiamo fatto passi significativi avanti. E dico apposta “abbiamo”, perché ho imparato a includere anche lui nella mia crescita e io a essere coinvolta nella sua. Occhi esterni ed orecchie pronte ad ascoltare sanno essere strumenti potenti, quando si impara a usarli in squadra.

Per oggi finisce qui, ma non finisce qui.
Continua la prossima settimana!

» Continua “Andare alla radice del problema – parte 4 [Usare strumenti utili]”

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